Mercoledì 13 Dicembre 2017
AREA SINDACALE

«Bar e pasticcerie potranno fare il pane!» L`ultima provocazione di FIPE Confcommercio

“Non bastasse la crisi che ha fatto abbassare i consumi ci si mette pure la concorrenza sleale di certi operatori del mondo della ristorazione che hanno da un po` di tempo cominciato a produrre a basso costo prodotti senza avere i requisiti per farlo”.

Catania, 04/03/2016

«Non bastasse la crisi che ha fatto abbassare i consumi ci si mette pure la concorrenza sleale di certi operatori del mondo della ristorazione che hanno da un po' di tempo cominciato a produrre a basso costo prodotti senza avere i requisiti per farlo».

Questa la denuncia della FIPE Confcommercio che, raccogliendo gli sfoghi della base, si fa portavoce del malcontento che accomuna gestori e proprietari di bar e pasticcerie costretti ormai a vedere i prodotti tipici della loro produzione - tavola calda e dolci vari - tra i banconi di panifici, salumerie, gastronomie, girarrosto, salumerie che pur non avendo i requisiti per la produzione e la somministrazione li vendono e ne permettono il consumo all'interno dei loro locali, magari offrendo pure tavoli e sedie, sgabelli e tavoli snack, macchine da caffè e frigo colmi di bevande per rendere più comoda e appetibile la pausa pranzo. «Ma è mai possibile che nessuno si sia mai chiesto se tutto questo sia a norma? - si chiede Massimo Magri, presidente FIPE Bar - . A sentire gli addetti ai lavori dell'Assessorato alle Attività Produttive del Comune di Catania, sembrerebbe proprio di sì. Perché per loro, la normativa che permette agli esercizi di vicinato, nonché ai laboratori artigianali quali i panifici, di poter somministrare mettendo a disposizione dei propri clienti un piano d'appoggio, uno sgabello, in tanti casi anche tavoli e sedie nonché interi spazi adibite all'accoglienza, senza avere l'autorizzazione alla somministrazione e quindi cosa ancor più grave, senza avere i servizi igienici per la propria clientela, starebbe nella dicitura «SOMMINISTRAZIONE NON ASSISTITA», ovvero, ad interpretazione loro, senza avere un servizio al tavolo! Quindi - si domanda ancora Magrì - secondo loro un self service, una grande catena di fast food sono esercizi di vicinato?» Dunque poca chiarezza anche negli stessi uffici dell'assessorato sull'interpretazione di alcune norme, uno stato confusionale che si ripercuote negativamente sull'attività degli operatori di settore che, non senza difficoltà, si sforzano di lavorare nel rispetto delle regole. Da qui nasce la provocazione lanciata dalla FIPE

«Visto che sembra essere inutile contrastare un fenomeno in larga scala e difficile da controllare - sbotta Magrì appoggiato dal presidente della FIPE Confcommercio Dario Pistorio - tutti i bar e le pasticcerie che vorranno produrre pane avranno da noi le linee guida che permettono la produzione e la vendita in piena conformità alle normative sanitarie vigenti».

Tornando al concetto di somministrazione non assistita interviene per fare chiarezza il presidente Pistorio: «Non basta evitare il servizio al tavolo perché sia somministrazione non assistita, occorre evitare il posizionamento di tavoli e sedie o qualunque appoggio che consenta la permanenza dell'avventore. Sia all'interno che all'esterno, quindi niente gazebi o aree adibite al consumo dei pasti. A meno che l'attività commerciale non si doti di almeno un servizio igienico per i clienti e aggiorni la planimetria. La verità è che oggi la liberalizzazione delle licenze ha fatto più confusione che altro, con effetti contrari a quelli previsti, anziché una sana competizione e quindi un abbassamento dei prezzi di mercato, solo una sleale concorrenza a discapito di chi ha sempre lavorato nelle regole e continua a farlo». La FIPE Confcommercio chiede ancora un incontro con l'amministrazione e gli organi competenti affinchè su queste tematiche si faccia chiarezza, si condividano le stesse regole e si intervenga contro chi non le rispetta alfine di tutelare chi lavora nella correttezza.

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